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NikolasCapalbo
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L’esperienza diretta costituisce, accanto all’educazione umanistica, l’elemento basilare della formazione
di Machiavelli. Il binomio esperienza delle cose moderne – continua lezione delle antiche rappresenterà
sempre il fondamento della sua riflessione e della sua attività politica, nelle quali egli intravedeva la
ragione stessa della sua esistenza. Quando, infatti, dopo il ritorno dei Medici a Firenze, Machiavelli fu
costretto all’inoperosità, iniziò per lui un periodo di grande dolore, come testimoniano alcune lettere
indirizzate all’amico Francesco Vettori. In esse lo scrittor esprime tutto il suo sconforto e confessa il
desiderio di collaborare con i nuovi padroni della città. Tale atteggiamento non va interpretato in termini
di opportunismo da parte di Machiavelli: ciò che muove l’autore è la volontà di contribuire al bene
comune, mettendo al servizio dei governanti le conoscenze accumulate nei tanti anni trascorsi a studio
dell’arte dello Stato. Animato dalla passione per l’azione politica in sé, Machiavelli individua
nell’impegno civile il senso profondo della sua vita.
La virtù dell’uomo politico non coincide con l’etica tradizionale, ma si configura, con accenti innovativi,
come capacità, libera da ogni vincolo, di approdare a un determinato scopo. Il fine della politica è il
perseguimento di ciò che è utile, il cui raggiungimento non deve essere ostacolato da alcuna regola. In
questo modo Machiavelli operava una vera e propria rivoluzione, dando alla politica il carattere di
“scienza”, ovvero di disciplina autonoma, emancipata dalla morale e dalla religione, fondata su un
metodo rigoroso e sperimentale che prende avvio dall’osservazione della realtà.
Per rintracciare i princìpi eterni dell’agire politico non è sufficiente la riflessione su reale: un altro
elemento fondamentale del metodo di Machiavelli è costituito infatti dalla lezione dei classici. Per
l’autore è necessario che ai dati forniti dall’esperienza si affianchi lo studio delle gesta del passato;
l’uomo politico deve saper imitare i grandi della storia, ispirarsi ai loro comportamenti e alle loro scelte.
Machiavelli è animato da un umanesimo integrale, per il quale i classici non rappresentano un mero
modello letterario, ma forniscono un insegnamento concreto e attuabile, diventando maestri dell’azione
politica. Lo scrittore crede con fermezza nell’esemplarità della storia, poiché è profondamente persuaso
del fatto che la natura umana, pur mutando i tempi, non cambia.
La Fortuna. Tutto il pensiero politico di Machiavelli presuppone una concezione laica del mondo e della
storia, che rifiuta ogni interpretazione trascendente e provvidenziale e vede nell’uomo l’artefice del
proprio destino. Lo scrittore considera gli avvenimenti non rispondenti a un disegno divino, ma dominati
dal caso, dai bizzarri e improvvisi mutamenti della Fortuna che, a differenza di quanto si credeva nel
Medioevo, è concepita come una forza irrazionale, non governata da alcuna intelligenza superiore. Ma
Machiavelli crede che l’uomo, con le sue potenzialità, possa riuscire a resistere ad essa e a pararne i colpi.
La situazione italiana. Secondo lo scrittore, l’Italia necessita di un uomo forte e risoluto; Machiavelli,
infatti, intravede nell’intervento di un’autorità l’unica soluzione al problema che gli sta più a cuore: la
crisi e la perdita di libertà della penisola. Attraverso l’osservazione della realtà circostante e dei
comportamenti dei governanti contemporanei, l’autore pervenne a una valutazione profondamente
pessimistica della situazione italiana. Riflettendo nei termini di una prospettiva europea, egli colse con
acutezza e realismo l’immane fragilità dell’Italia di fronte agli altri Stati, lanciato ormai verso la
costituzione di potenti monarchie nazionali: l’Italia, frammentate e lacerata dall’ambizione dei principi e
della Chiesa, che lo scrittore nelle sue opere non teme di additare come unica colpevoli della grave
debolezza politica del paese, sarebbe inevitabilmente diventata preda dei grandi Stati moderni.
All’incapacità dei principi italiani, lo scrittore contrapponeva la figura di un politico abile e audace,
capace di infrangere le regole della morale tradizionale, di ricorrere alla violenza e all’astuzia pur di
raggiungere il proprio fine, ovvero la stabilità e la conservazione dello stato.
OPERE: Epistolario, Il Principe, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Mandragola, Istorie
fiorentine…