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annabonvi


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Le prime e arcaiche forme di jazz nacquero nelle piantagioni americane nel corso del Seicento e Settecento, quando i proprietari terrieri americani importarono gli schiavi dell’africa negli Stati Uniti. La popolazione africana, povera, sfruttata e priva di diritti, trovò nella musica la possibilità di esprimere i propri sentimenti. I canti più conosciuti ad oggi furono le Work Song, ovvero le canzoni di lavoro, melodie improvvisate che servivano a ritmare e coordinare i movimenti, gli Spiritual, che parlavano delle loro sofferenze e del gran desiderio di tornare in Africa, e i Gospel Song, che erano ispirati alla Bibbia. Il jazz che conosciamo oggi è un’evoluzione di queste prime forme e si sviluppò negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Questo è un genere in cui domina l'improvvisazione dei musicisti che eseguono la melodia del brano secondo la propria sensibilità, cambiando a piacere note e ritmo secondo l'ispirazione del momento. I suoni degli strumenti restano “slegati” tra loro perché rispecchiano la personalità di ogni singolo musicista: il risultato è una sonorità eterogenea, poco amalgamata, molto vivace e brillante. Il ritmo viene trasformato attraverso spostamenti di accenti (il cosiddetto ritmo sincopato). I più grandi esponenti del jazz sono stati Louis Armstrong, Charlie Parker, Benny Goodman e Keith Jarrett (ancora vivo, ma impossibilitato a suonare per via di due ictus).
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